sabato 3 marzo 2018
Tripletta del clan delle triplette
Oggi è la giornata del cancro al seno Triplo Negativo... tant'è! Non sapevo nemmeno che ci avessero dedicato una giornata.
Ma conosco un clan e io sono una tripletta del clan delle triplette.
E allora usiamolo questo pretesto. Per parlarne, smuoviamo un po' le vostre coscienze, perchè care le mie ragazze, mamme, donne: stiamo subendo una vera e propria epidemia che colpisce una donna su otto (per fortuna non tutte triplette...).
Il 30% delle donne che si ammalano ha meno di 40 anni ed è vero, si è abbassata la mortalità ma a che prezzo? Lo scotto da pagare sono cure pesantissime che minano a vita l'esistenza di chi le affronta.
Eppure il dibattito sulle cause del tumore al seno nel nostro paese è ancora un dibattito silente, fragile, poco affrontato.
Mettiamo fiocchi rosa, facciamo montagne di manifestazioni solo per testimoniare che ci siamo e poi? Confondiamo ancora prevenzione e diagnosi precoce (se fai diagnosi sei già malata... uh mamma!).
Poi magari passa la chemio, passano interventi demolitivi, passano montagne di radiazioni e resti lì... tu e il mito della guerriera sopravvissuta. Ricordatelo non sono sopravvissuta, sono qui e sto vivendo, non voglio sopravvivere e non smetterò mai di sentirmi in ballo con le mie antenne alzate. Ma con me c'è un esercito di donne al quarto stadio, con metastasi... chi parla di loro? Dove sono? Cosa possiamo fare per loro?
Vogliamo risposte e le vogliamo anche per le nostre figlie e per tutte le donne a cui vogliamo bene.
Vogliamo Breast Unit e cure per tutte. Non esistono donne di serie A e donne di serie B e non è giusto prendere un treno o un areo per doversi curare, come non è giusto dilapidare un patrimonio per riuscire a sopportare tutto questo.
La verità è che abbiamo grandissimi cervelli, pochi fondi, grandi disparità fra regioni e tante aspettative.
Questa è la giornata per il tumore al seno triplo negativo.
Una mano sul cuore... e una sull'altra tetta!
Claudia tripletta del clan delle triplette
"La sofferenza non nobilita l'uomo... lo umilia" (La Bella Addormentata, Marco Bellocchio)
Mi sono interrogata molto prima di scrivere qualcosa su questo argomento, per un senso di ignoranza, pudore ma soprattutto timore. Si fa presto a nascondere la polvere sotto il tappeto, si fa presto a dire "Ci penserò quando sarà il momento".
Ecco vedi, nella sfortuna continuo a pensare di essere stata privilegiata. Ho sfiorato il burrone... ho camminato sul ciglio del pendio e in quell'immenso smarrimento, in quell'immensa paura mi sono posta tante domande.
Così, mentre facevo i primi esami, mentre scannerizzavo fetta per fetta il mio corpo e lasciavo che le prime gocce di chemio scorressero nelle mie vene, mentre fuggivo di corsa dai fantasmi, quelli se ne stavano lì a fissarmi: e se non funziona?
Non mi sono data nessuna risposta.
Semplicemente è andata. In fondo, ci vuole anche culo.
Ma è giusto sapere. E' doveroso informarsi. In un mondo che parla di diritti, in cui il diritto alla salute ruota attorno alla persona, in cui vige il diritto alla vita ma nel rispetto della persona, della sua volontà e della sua dignità.
E' nostro diritto anticipare la nostra volontà e questo è un traguardo lungo 6233 giorni, 9 sentenze e un decreto.
E' il traguardo di un padre che ha amato talmente tanto la vita e sua figlia da accettare tutti i sassi di quel lunghissimo cammino, per "fare tutto alla luce del sole" perchè "solo nella legalità esiste la libertà".
Grazie Eluana, grazie Beppino Englaro.
Il 22 dicembre 2017 è stata approvata la legge sulle DAT (Disposizioni anticipate di trattamento).
Leggete, informatevi, smettetela di nascondere la polvere sotto quel tappeto.
(Riconoscente ad Alma-Thi per l'opportunità)
domenica 18 febbraio 2018
Un attimo
Un attimo. Un attimo preciso e indelebile. Un attimo in cui il cuore ti si ferma, i brividi invadono ogni angolo della tua pelle, ti si gela il sangue e la mente si offusca, le orecchie fischiano e le mani cominciano a sudare. In quell'attimo si cancella tutto e rimani solo tu e un profondissimo silenzio anche se intorno a te tutto continua a scorrere. Di quell'attimo rimane un nome e un cognome, il tuo e una diagnosi che ti marchia.
Quello che succede dopo è soggettivo. E' così intimo e privato che nessuno può comprenderlo, nemmeno chi ti ama, chi ti sopporta sempre, chi ti è sempre rimasto affianco.
Quindi non ci è dato capire, non ci è dato giudicare, non ci è dato nemmeno provarci...
Chi sale sulle montagne russe può chiudere gli occhi e tapparsi la bocca oppure può sollevare le mani e urlare a squarciagola.
Siamo tanti, splendidamente diversi, ognuno con le proprie battaglie, ognuno con le proprie montagne da scalare. Non c'è montagna più alta, sentiero più complicato o mulattiera meno battuta. Quando metti quello zaino sulle spalle e calzi i tuoi scarponi, lo sforzo più grande è alzare la testa e cominciare a camminare.
Quindi puoi cantar vittoria, puoi chiuderti in un silenzio e mascherare il dolore, puoi scoprire che fare a brandelli quel dolore e condividerlo con la gente ti fa star bene, puoi trasformarlo nel tuo riscatto o scegliere di non farti sopraffare e continuare la tua vita, come puoi, come meglio riesci senza dare a vedere le tue lacrime, i tuoi traguardi o le tue cadute.
Quello che intercorre tra quell'attimo malefico e il tuo essere in questo istante lo sai solo tu.
E' una battaglia che non hai scelto, è un fantasma che non volevi incontrare.
C'è chi si piega, chi lo maledice, chi piange e bestemmia, chi piange e si asciuga le lacrime, chi affoga il dolore nello Xanax, nel Plasil e nel Toradol.
E poi c'è chi ci sbatte talmente forte il muso da deformare il proprio viso in un sorriso.
Cosa accomuna tutte queste donne? Un attimo, un maledetto e fottutissimo attimo che cambia per sempre la tua vita... come... non ci è dato saperlo. Ma è ancora vita e merita di essere vissuta.
Il mio pensiero, oggi, va a tutte noi: meravigliose, sensibili, forti o fragili, piegate o armate, arrese o incazzate, comunque a noi. E a quell'attimo, quel maledetto e fottutissimo attimo che ha messo il punto e ha mandato a capo la nostra vita.
martedì 13 febbraio 2018
Vorrei una vita normale
Avrei preferito scrivere un blog sulle incredibili capacità di una donna di improvvisare una cena con tre ingredienti non solidi nel frigo, sui lavoretti ammazza pomeriggi noiosi per bambini adrenergici o un bellissimo blog per shopaholic e make up designer.
Avrei voluto raccontarvi di viaggi zaino in spalla, di paradisi dei gourmet o di cantine inesplorate.
Mi sarei dilettata volentieri in disquisizioni sugli ultimi libri di narrativa, sui cineforum di film pakistani o su tutte le serate di Stefano Accorsi a teatro.
Invece no.
Invece mi ritrovo a raccontarvi di sfighe, terapie, ospedali e segni e sintomi. A volte mi compiango, a volte mi derido, a volte mi prendo in giro. A modo mio, sempre e solo a modo mio.
A volte vorrei solo una vita normale, una normale e banalissima e tranquillissima e piattissima vita normale.
Vorrei lamentarmi della cellulite, che ho... Della ciccia, che ho... Del vestito non abbinato o della cena bruciata.
Vorrei non avere paura. Paure che prima neanche avevo. Perché adesso mi manda nel panico la sala d'attesa del centro prelievi, la programmazione dei follow up. L'incertezza, l'eterna, lunghissima e perenne incertezza.
Così mi trovo anch'io a infilarmi nel letto, coprirmi la testa col mio sofficioso piumone nuovo, nascondere tutto, anche il ciuffo che spunta e piangere. Piangere, piangere così tanto da singhiozzare e bagnarmi la maglia. Con la voglia di farmi abbracciare, di farmi stringere e sentirmi ripetere all'infinito che andrà tutto bene. Non passerà, ma andrà tutto bene e sì, piangi, piangi ancora, tanto niente laverà quel sorriso, quello che sfodero ogni giorno. Perché quella è l'unica corazza che può difendermi dalla paura.
Ognuno di noi ha un rifugio, in cui mettersi a nudo, per non mentire... Soprattutto a se stessi.
Avrei voluto raccontarvi di viaggi zaino in spalla, di paradisi dei gourmet o di cantine inesplorate.
Mi sarei dilettata volentieri in disquisizioni sugli ultimi libri di narrativa, sui cineforum di film pakistani o su tutte le serate di Stefano Accorsi a teatro.
Invece no.
Invece mi ritrovo a raccontarvi di sfighe, terapie, ospedali e segni e sintomi. A volte mi compiango, a volte mi derido, a volte mi prendo in giro. A modo mio, sempre e solo a modo mio.
A volte vorrei solo una vita normale, una normale e banalissima e tranquillissima e piattissima vita normale.
Vorrei lamentarmi della cellulite, che ho... Della ciccia, che ho... Del vestito non abbinato o della cena bruciata.
Vorrei non avere paura. Paure che prima neanche avevo. Perché adesso mi manda nel panico la sala d'attesa del centro prelievi, la programmazione dei follow up. L'incertezza, l'eterna, lunghissima e perenne incertezza.
Così mi trovo anch'io a infilarmi nel letto, coprirmi la testa col mio sofficioso piumone nuovo, nascondere tutto, anche il ciuffo che spunta e piangere. Piangere, piangere così tanto da singhiozzare e bagnarmi la maglia. Con la voglia di farmi abbracciare, di farmi stringere e sentirmi ripetere all'infinito che andrà tutto bene. Non passerà, ma andrà tutto bene e sì, piangi, piangi ancora, tanto niente laverà quel sorriso, quello che sfodero ogni giorno. Perché quella è l'unica corazza che può difendermi dalla paura.
Ognuno di noi ha un rifugio, in cui mettersi a nudo, per non mentire... Soprattutto a se stessi.
259 secondi
Step 4 o 5 o 6... E chi se lo ricorda più quanti step abbiamo fatto. É solo un altro di quella infinita lista dei DA FARE. Il nuovo step si chiama Radioterapia, arriva dopo un lungo corridoio sotterraneo, dopo una sala d'attesa colorata e viva di sguardi, parole, libri, tv accesa e porte che continuano ad aprirsi e chiudersi. Non ho più fretta, non ha senso. Arrivo, mi tolgo il cappotto, appendo il mio turbante colorato acchiappa sguardi curiosi, mi siedo sulla mia seggiolina e respiro piano, a fondo, aspettando il mio turno.
La giornata è così lunga e impegnativa che quello starmene seduta a contare i respiri è tutto sommato piacevole. Sto incastrando vita, lavoro, passioni e cure in un vortice convulso di lancette che scorrono. Ho preteso di non iniziare la mia giornata senza aver prima salutato a dovere i miei grandi amori, ho deciso di dare alla mia mente lo spazio necessario per ricominciare ad apprendere, mi sono data l'opportunità di ritarare le competenze e di rimettermi in gioco. Macino chilometri e giga in Spotify, cantando a squarciagola le mie canzoni fra un paese e l'altro.
Poi arrivo qui, mi sdraio sul mio lettino duro, alzo le braccia, incrocio le dita e lascio che le radiazioni facciano il loro dovere. Brucio, brucio tutto. Brucio quel che resta, anche quell'immagine distorta di me che vedo allo specchio mentre spalmo la crema, perché è solo un altro step da aggiungere ai miliardi di step fatti finora e prima o poi quello specchio restituirà un immagine che mi vada a genio.
"Rilassi le braccia, rilassi le spalle..." io conto fino a 259... Mi rubi ancora 259 secondi al giorno... Ma tutto sommato mi hai dato un'eternità che non conoscevo.
La giornata è così lunga e impegnativa che quello starmene seduta a contare i respiri è tutto sommato piacevole. Sto incastrando vita, lavoro, passioni e cure in un vortice convulso di lancette che scorrono. Ho preteso di non iniziare la mia giornata senza aver prima salutato a dovere i miei grandi amori, ho deciso di dare alla mia mente lo spazio necessario per ricominciare ad apprendere, mi sono data l'opportunità di ritarare le competenze e di rimettermi in gioco. Macino chilometri e giga in Spotify, cantando a squarciagola le mie canzoni fra un paese e l'altro.
Poi arrivo qui, mi sdraio sul mio lettino duro, alzo le braccia, incrocio le dita e lascio che le radiazioni facciano il loro dovere. Brucio, brucio tutto. Brucio quel che resta, anche quell'immagine distorta di me che vedo allo specchio mentre spalmo la crema, perché è solo un altro step da aggiungere ai miliardi di step fatti finora e prima o poi quello specchio restituirà un immagine che mi vada a genio.
"Rilassi le braccia, rilassi le spalle..." io conto fino a 259... Mi rubi ancora 259 secondi al giorno... Ma tutto sommato mi hai dato un'eternità che non conoscevo.
Step 4 o 5 o 6... E chi se lo ricorda più quanti step abbiamo fatto. É solo un altro di quella infinita lista dei DA FARE. Il nuovo step si chiama Radioterapia, arriva dopo un lungo corridoio sotterraneo, dopo una sala d'attesa colorata e viva di sguardi, parole, libri, tv accesa e porte che continuano ad aprirsi e chiudersi. Non ho più fretta, non ha senso. Arrivo, mi tolgo il cappotto, appendo il mio turbante colorato acchiappa sguardi curiosi, mi siedo sulla mia seggiolina e respiro piano, a fondo, aspettando il mio turno.
La giornata è così lunga e impegnativa che quello starmene seduta a contare i respiri è tutto sommato piacevole. Sto incastrando vita, lavoro, passioni e cure in un vortice convulso di lancette che scorrono. Ho preteso di non iniziare la mia giornata senza aver prima salutato a dovere i miei grandi amori, ho deciso di dare alla mia mente lo spazio necessario per ricominciare ad apprendere, mi sono data l'opportunità di ritarare le competenze e di rimettermi in gioco. Macino chilometri e giga in Spotify, cantando a squarciagola le mie canzoni fra un paese e l'altro.
Poi arrivo qui, mi sdraio sul mio lettino duro, alzo le braccia, incrocio le dita e lascio che le radiazioni facciano il loro dovere. Brucio, brucio tutto. Brucio quel che resta, anche quell'immagine distorta di me che vedo allo specchio mentre spalmo la crema, perché è solo un altro step da aggiungere ai miliardi di step fatti finora e prima o poi quello specchio restituirà un immagine che mi vada a genio.
"Rilassi le braccia, rilassi le spalle..." io conto fino a 259... Mi rubi ancora 259 secondi al giorno... Ma tutto sommato mi hai dato un'eternità che non conoscevo.
E ogni giorno dopo 259 secondi torno ancora a vivere.
La giornata è così lunga e impegnativa che quello starmene seduta a contare i respiri è tutto sommato piacevole. Sto incastrando vita, lavoro, passioni e cure in un vortice convulso di lancette che scorrono. Ho preteso di non iniziare la mia giornata senza aver prima salutato a dovere i miei grandi amori, ho deciso di dare alla mia mente lo spazio necessario per ricominciare ad apprendere, mi sono data l'opportunità di ritarare le competenze e di rimettermi in gioco. Macino chilometri e giga in Spotify, cantando a squarciagola le mie canzoni fra un paese e l'altro.
Poi arrivo qui, mi sdraio sul mio lettino duro, alzo le braccia, incrocio le dita e lascio che le radiazioni facciano il loro dovere. Brucio, brucio tutto. Brucio quel che resta, anche quell'immagine distorta di me che vedo allo specchio mentre spalmo la crema, perché è solo un altro step da aggiungere ai miliardi di step fatti finora e prima o poi quello specchio restituirà un immagine che mi vada a genio.
"Rilassi le braccia, rilassi le spalle..." io conto fino a 259... Mi rubi ancora 259 secondi al giorno... Ma tutto sommato mi hai dato un'eternità che non conoscevo.
E ogni giorno dopo 259 secondi torno ancora a vivere.
vizio di forma
C'è un vizio di forma, talvolta, in chi ha vissuto esperienze che hanno lasciato segni tangibili nell'anima e nella pelle: si rischia di salire su un piedistallo, sottovalutando ciò che ci sta intorno...
Il mio male è peggiore, il mio male fa più male.
Non mi sento maestra di vita, non ritengo di aver scovato alcuna verità nascosta. Il mio è semplice esercizio quotidiano e applicazione costante di un'unica strategia: causa-conseguenza.
Avevo stabilito un fantastico percorso di vita, avevo fatto il mio disegno e nella mia testa era chiaro, limpido, perfetto.
Giusto... Dovremo avere tutti un disegno in testa, magari più di uno, magari con qualche accezione o variabile ma dovremo avere una galleria degli Uffizi in testa e quelli sono i sogni e dovremo vivere di sogni.
Quello che non consideriamo mai, giustamente oserei aggiungere... sono gli errori, sono le macchie di colore o l'acqua che si rovescia sulla nostra tela perfetta.
Mi ci vuole uno sforzo grande, ogni singolo giorno per accettare il fatto che qualcosa abbia preso a calci e abbia stracciato il mio quadro, ma ogni singolo giorno incontro qualche altro la cui tela è stata macchiata, sfregiata, rigata e la sofferenza è la stessa.
Riuscire a mascherare la macchia, correggere l'errore, stravolgere i colori o semplicemente ripartire da un foglio bianco diventa una virtù che magari renderà ancora più bello, magico e poetico il risultato finale.
Mi ci è voluta molta pazienza ma con calma sto ricostruendo la mia tela. Pochi disegni, timide pennellate ma non è detto che non ne esca un capolavoro.
Intanto io ho riaperto la mia scatola dei colori.
Intanto vi consiglio di tornare a disegnare o continuare... Se non avete mai smesso di farlo, perché nulla rimane immutato, soprattutto la vostra galleria degli Uffizi.
Il mio male è peggiore, il mio male fa più male.
Non mi sento maestra di vita, non ritengo di aver scovato alcuna verità nascosta. Il mio è semplice esercizio quotidiano e applicazione costante di un'unica strategia: causa-conseguenza.
Avevo stabilito un fantastico percorso di vita, avevo fatto il mio disegno e nella mia testa era chiaro, limpido, perfetto.
Giusto... Dovremo avere tutti un disegno in testa, magari più di uno, magari con qualche accezione o variabile ma dovremo avere una galleria degli Uffizi in testa e quelli sono i sogni e dovremo vivere di sogni.
Quello che non consideriamo mai, giustamente oserei aggiungere... sono gli errori, sono le macchie di colore o l'acqua che si rovescia sulla nostra tela perfetta.
Mi ci vuole uno sforzo grande, ogni singolo giorno per accettare il fatto che qualcosa abbia preso a calci e abbia stracciato il mio quadro, ma ogni singolo giorno incontro qualche altro la cui tela è stata macchiata, sfregiata, rigata e la sofferenza è la stessa.
Riuscire a mascherare la macchia, correggere l'errore, stravolgere i colori o semplicemente ripartire da un foglio bianco diventa una virtù che magari renderà ancora più bello, magico e poetico il risultato finale.
Mi ci è voluta molta pazienza ma con calma sto ricostruendo la mia tela. Pochi disegni, timide pennellate ma non è detto che non ne esca un capolavoro.
Intanto io ho riaperto la mia scatola dei colori.
Intanto vi consiglio di tornare a disegnare o continuare... Se non avete mai smesso di farlo, perché nulla rimane immutato, soprattutto la vostra galleria degli Uffizi.
La felicità
Muoviti che è tardi!
Calzini, felpa e grembiulino, il pettine non serve mai. Sciarpa berretto e giubbino.
Salutiamo papà con un bacio con lo schiocco e via prima che passi il treno.
All'asilo l'ultima coccola, bacino, un'altra coccola, stringimi forte, ti voglio bene. E poi strade nuove per ricominciare.
Succede che la testa si rimette a elaborare, che hai mille altre cose a cui pensare, che per una fetta della tua giornata si ribaltano le priorità e tu diventi altro, finalmente altro.
Per una fetta, solo per una fetta della tua giornata ma è quel che basta per scuotere la polvere dalle tue scarpe, per rimettere in circolo energia positiva e caricarti di cose nuove, cose belle, cose altre.
Per una fetta, solo per una fetta, perché poi quando risali in macchina, ritorni tu con la radioterapia che non ha ancora chiamato, con le consulenze quotidiane fra chemioamiche, con l'attenta analisi dei segni e sintomi e il solito incredibile, irrefrenabile e caotico tram tram di una super mega iper mamma.
Ma intanto per una fetta della tua giornata hai vissuto e lo hai fatto così pienamente da non poter ringraziare ogni giorno quel sole che torna a nascere!
Glitter
Stendo vernice rossa e glitter e compro gadget luccicanti finché strappo una ad una le pagine di un calendario che vorrei bruciare.
Poi mi fermo sulle pagine stropicciate di matita cancellata e biro sbavata e ripercorro uno ad uno attimi che sembrano scolpiti sulla pelle.
Sulla pelle resta tutto non solo quelle due quasi S che mi solcano in pieno petto.
Sulla pelle un anno che non posso bruciare perché mi ha cambiata a tal punto che ormai la nuova me mi sta anche quasi simpatica.
E allora metto via, ordinatamente, i momenti tristi e di sconforto e tengo solo il buono per costruire mattoncino dopo mattoncino la nuova base da cui partire.
Aspetterò, forse invano che tutto questo diventi solo un ricordo lontano.
Tornerò invisibile fra gli invisibili e riempirò le mie giornate di carta, zaini di scuola e buste della spesa.
Guarderò ogni sera il tramonto sognando una nuova alba e impasteró pizza e cuoceró torte di mele. Mi inventerò un lavoro nuovo perché solo quattro mura mi stanno strette e continuerò a scrivere, su fogli, pc, muri e carta igienica perché mi fa stare di un bene pazzesco e guarderò le nuvole ascoltando musica nelle cuffiette come quando avevo 15 anni perché adoro camminare e cantare e rido quando mi guardano cantare.
Correggeró compiti e congiuntivi, farò la lavatrice e mi arrabbieró se le scarpe non sono nella scarpiera ma poi, in silenzio, mi farò una grassa risata perché si vive benissimo anche mangiando insalata, si vive benissimo anche con i letti da fare, le camicie non stirate e le scarpe sparpagliate ma questo sarà il mio segreto per vivere bene.
Vivere, vivere bene è un'altra cosa...
E questo non posso metterlo via...
Poi mi fermo sulle pagine stropicciate di matita cancellata e biro sbavata e ripercorro uno ad uno attimi che sembrano scolpiti sulla pelle.
Sulla pelle resta tutto non solo quelle due quasi S che mi solcano in pieno petto.
Sulla pelle un anno che non posso bruciare perché mi ha cambiata a tal punto che ormai la nuova me mi sta anche quasi simpatica.
E allora metto via, ordinatamente, i momenti tristi e di sconforto e tengo solo il buono per costruire mattoncino dopo mattoncino la nuova base da cui partire.
Aspetterò, forse invano che tutto questo diventi solo un ricordo lontano.
Tornerò invisibile fra gli invisibili e riempirò le mie giornate di carta, zaini di scuola e buste della spesa.
Guarderò ogni sera il tramonto sognando una nuova alba e impasteró pizza e cuoceró torte di mele. Mi inventerò un lavoro nuovo perché solo quattro mura mi stanno strette e continuerò a scrivere, su fogli, pc, muri e carta igienica perché mi fa stare di un bene pazzesco e guarderò le nuvole ascoltando musica nelle cuffiette come quando avevo 15 anni perché adoro camminare e cantare e rido quando mi guardano cantare.
Correggeró compiti e congiuntivi, farò la lavatrice e mi arrabbieró se le scarpe non sono nella scarpiera ma poi, in silenzio, mi farò una grassa risata perché si vive benissimo anche mangiando insalata, si vive benissimo anche con i letti da fare, le camicie non stirate e le scarpe sparpagliate ma questo sarà il mio segreto per vivere bene.
Vivere, vivere bene è un'altra cosa...
E questo non posso metterlo via...
Quindi invisibile fra gli invisibili stracceró un foglietto ogni giorno dal calendario della mia vita ma non ne butterò nessuno, li riporró con cura fra i regali più preziosi. Ogni giorno... Ogni singolo giorno.
venerdì 22 dicembre 2017
Letterina
Caro Babbo Natale
ti giuro che sono stata brava, mai stata più brava di così.
Ti giuro che ho fatto tutti i compiti e che ho detto solo parolacce giustificate.
Ti giuro di essermi morsicata la lingua all'incirca una volta al giorno e di aver giustificato anche chi si è dimenticato la strada di casa mia.
Ti giuro che ho continuato a sorridere anche quando ricevevo bastonate dritte dritte nei denti e mi sono rialzata tutte le volte che sono caduta... senza contare le botte.
Ti giuro che ho santificato le feste, a modo mio, per carità, ma non ho perso occasione di ringraziare e festeggiare ogni evento, anche il più insignificante. Compleanni, complemese, primo giorno di scuola, ultimo giorno di chemio, esami negativi, mattine col sole, primo giorno di autunno, terzo giorno di pioggia.
Ti giuro che non mi sono rimpinzata di schifezze, beh solo un paio e di non aver bevuto troppo, magari un paio di brindisi, un paio, tre.
Ti giuro che da gennaio mi rimetto in movimento e smaltisco i chiletti in più.
Ma tu porcaccio cane...
Se ti dico: "Beh basta la salute!"...
Vedi di fare il tuo dovere.
Quindi caro il mio bel Babbo Natale, visto che mi sono regalata due palette di correttori e blush nuovi, un fondotinta e un rimmel, un paio di calde babbucce, un pigiama e due vestiti, un paio di scarpe, ho fermato una borsa... e due tette nuove ce le ho già...
ecco, non mi serve nulla....
Basta la salute!
Vedi di fare il tuo dovere che per il resto ci penso benissimo da me!
martedì 12 dicembre 2017
Fragile
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra.
(Alda Merini)
Fragile.
Manneggiare con cura.
Manneggiare con dolcezza e dedizione, con carezze che sfiorano l'anima e arrivano in quell'angolo nascosto che racchiude come uno scrigno le paure, la vergogna, la rabbia, la tristezza inglobata in un nodo che non sale e non scende ma resta lì come una bolla di sapone dal sapore amaro nella tua gola e si ripresenta ogni volta che cerchi di mandarla giù.
Ci voleva l'arte, ci volevano bellezza, parole di velluto e suoni leggiadri, corpi sinuosi e veli sottili e ci volevano cuore e verità.
Ci volevano le teste scalze e i piedi nudi, i corpi imperfetti e i passi incerti per mostrare quanta strada abbiamo fatto e quanta ancora ce n'è da fare.
E nulla ci spaventa. Non ci spaventano centinaia di occhi, non ci spaventa il paragone, non ci spaventa la solennità.
Abbiamo uno zaino talmente pesante e colmo di verità che quando qualcuno con grazia lo toglie dalle nostre spalle siamo in grado anche di volare, di danzare.
Voi non potete capire, potete solo guardare.
Potete immaginare, commentare... Ma non potete sentire la magia che scorre come elettricità sotto i nostri piedi. Perché c'è una linea sottile che congiunge anche le linee parallele delle nostre vite.
Perché prima di quel palco ci sono stati letti in comune, stanze bianche e farmaci rossi. Ci sono pezzetti di vita stracciata da rimettere insieme e insieme riusciamo anche a ricomporli. Perché negli occhi di Valentina ci sono le mie paure e nell'abbraccio di Ylenia c'è tutto l'amore che voglio ancora donare.
Nelle mani di Resi trovo pace e nel sorriso di Clara la gioia di continuare.
Laura è dolcezza, Sara determinazione, Graziella e Maria Grazia sono vita.
Negli occhi di Roberta la voglia di sognare,
Lisa e Rosangela la tenacia di chi non può mollare mai.
È difficile spiegare e difficile capire se non hai capito già quello che hanno capito Teresa, Paola e Adelia.
Poi c'è la bellezza che entra in scena come un fiore e ti accarezza piano e ti culla in un abbraccio e io in quell'abbraccio mi abbandono.
Perché sono forte.
Sono vera.
Sono grinta e determinazione.
Ma ho tanto bisogno di quell'abbraccio che magicamente tocca la mia bolla di sapone e per un attimo, anche solo per un attimo, la fa scoppiare.
E per un attimo, anche solo per un attimo sono felice anch'io.
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra.
(Alda Merini)
Fragile.
Manneggiare con cura.
Manneggiare con dolcezza e dedizione, con carezze che sfiorano l'anima e arrivano in quell'angolo nascosto che racchiude come uno scrigno le paure, la vergogna, la rabbia, la tristezza inglobata in un nodo che non sale e non scende ma resta lì come una bolla di sapone dal sapore amaro nella tua gola e si ripresenta ogni volta che cerchi di mandarla giù.
Ci voleva l'arte, ci volevano bellezza, parole di velluto e suoni leggiadri, corpi sinuosi e veli sottili e ci volevano cuore e verità.
Ci volevano le teste scalze e i piedi nudi, i corpi imperfetti e i passi incerti per mostrare quanta strada abbiamo fatto e quanta ancora ce n'è da fare.
E nulla ci spaventa. Non ci spaventano centinaia di occhi, non ci spaventa il paragone, non ci spaventa la solennità.
Abbiamo uno zaino talmente pesante e colmo di verità che quando qualcuno con grazia lo toglie dalle nostre spalle siamo in grado anche di volare, di danzare.
Voi non potete capire, potete solo guardare.
Potete immaginare, commentare... Ma non potete sentire la magia che scorre come elettricità sotto i nostri piedi. Perché c'è una linea sottile che congiunge anche le linee parallele delle nostre vite.
Perché prima di quel palco ci sono stati letti in comune, stanze bianche e farmaci rossi. Ci sono pezzetti di vita stracciata da rimettere insieme e insieme riusciamo anche a ricomporli. Perché negli occhi di Valentina ci sono le mie paure e nell'abbraccio di Ylenia c'è tutto l'amore che voglio ancora donare.
Nelle mani di Resi trovo pace e nel sorriso di Clara la gioia di continuare.
Laura è dolcezza, Sara determinazione, Graziella e Maria Grazia sono vita.
Negli occhi di Roberta la voglia di sognare,
Lisa e Rosangela la tenacia di chi non può mollare mai.
È difficile spiegare e difficile capire se non hai capito già quello che hanno capito Teresa, Paola e Adelia.
Poi c'è la bellezza che entra in scena come un fiore e ti accarezza piano e ti culla in un abbraccio e io in quell'abbraccio mi abbandono.
Perché sono forte.
Sono vera.
Sono grinta e determinazione.
Ma ho tanto bisogno di quell'abbraccio che magicamente tocca la mia bolla di sapone e per un attimo, anche solo per un attimo, la fa scoppiare.
E per un attimo, anche solo per un attimo sono felice anch'io.
venerdì 1 dicembre 2017
la voce delle stelle
C'è chi arriva di corsa col cellulare del lavoro che suona, chi spingendo il passeggino, chi ha fretta perché deve tornare in ufficio, chi stasera deve stare coi nipotini.
Abbiamo un atelier a disposizione con abiti stupendi da provare. Ci scambiamo vestiti e sistemiamo scollature come teenager in libera uscita.
Sono bellissime, raggianti.
Io osservo e immagazzino tutto nella mia memoria fotografica che vuole salvare l'attimo e renderlo eterno, come tutti i ricordi più cari.
Siamo donne, siamo prima di tutto donne con le nostre vite, i nostri impegni, le nostre case da riordinare, la cena da preparare, i sogni da rimettere uno ad uno al loro posto. Siamo donne alle quali la vita ha dato una sfida enorme, una battaglia quotidiana con il fisico, il cuore e la mente. Ma siamo donne e rivendichiamo il diritto di sorridere e sentirci bene.
Abbiamo letto poesie, ascoltato un brano, parlato di calze, rossetto e foulard. Ma tutto questo è solo un pretesto.
Quanta emozione in quegli occhi lucidi e malinconici, quanta grinta nelle parole di chi ha già indossato le stesse vesti e le stesse scarpe e con quelle scarpe ha solcato il terreno a furia di camminare in salita.
Il mio cuore è lì, in mezzo a quel tavolo e si compiace di tutto questo.
Non ho mai smesso di pensare che la vera forza in tutta questa terribile storia sia nascosta dentro di noi e che abbiamo uno scrigno di risorse incredibili che meritano di essere svelate una ad una e messe su un piedistallo perché tutti possano ammirarle e farne tesoro.
Un grazie immenso a tutte le "ragazze" che stanno mettendo in gioco una parte di sé così intima e preziosa, é un inno alla vita, un inno all'amore.
Vi aspettiamo giovedì 7 dicembre... "La Voce delle Stelle"
martedì 28 novembre 2017
Ci vogliono i riti
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
Papà indossava sempre il berretto o il cappello e mangiava una mela gialla a fine pranzo e fine cena, togliendo la buccia con precisione millimetrica.
Guardava il tg locale e poi quello nazionale e comprava tutte le mattine il giornale di Vicenza e vabbè, anche un pacchetto di Diana Blu, slim gli ultimi anni.
Mamma tornava alle 13, parcheggiava la Uno grigia davanti alle finestre del ristorante di fronte casa e quando ripartiva grattava sempre la seconda marcia.
Ogni anno comprava decine di gerani che poi papà riponeva sotto una serra fatta in casa che costruiva nuova nuova ogni anno.
A novembre papà cominciava a segregarsi in cantina con la sua radio accesa e la luce soffusa e lavorava al suo progetto top secret. Ogni anno costruiva un presepe diverso. I primi furono obiettivamente bruttini. Migliorò col tempo.
L'ultimo presepe che ha costruito è per me il più bello del mondo e mamma lo espone ancora da 5 anni a questa parte.
Natale era il disco "E le stelle stanno a cantare" un 45 giri rigato che cominciava a suonare alle 8 precise del 25 Dicembre. Era il canto della Nina in piazza, la messa di mezzanotte e la cioccolata calda. Il pranzo senza fine con una tavola che si allungava man mano che passavano le ore e la tombola a 50 lire a cartella.
Ci mancano i riti.
Oppure ci sono e non ci diamo peso.
Ne parlavamo domenica. I bambini hanno bisogni di riti. hanno bisogno di sapere che mentre tutto cambia e si stravolge attorno a loro, qualcosa rimane immutato ed eterno a scandire il tempo che passa e ad arricchire il bagaglio di ricordi.
Voglio dei riti per i miei bambini.
Noi leggiamo una storia tutte le sere.
Adesso stiamo leggendo "Le favole della buonanotte per bambine ribelli" e ovviamente Giacomino è un po' incazzato per sta cosa, ma gli ho promesso che arriveranno "le favole per bambini coraggiosi" e allora sopporta.
La storia si conclude con un
Buona... E il loro coro "Notte",
Sogni... "D'oro"
Vi voglio... "Tanto bene".
Ma adesso arriva quel periodo dell'anno in cui il mio animo Grinch, si scontra profondamente con l'anima morbida e zuccherosa stile pandoro Paluani e quindi, ho accettato il consiglio e ho comprato un libro di Natale.
Ero andata in biblioteca. Ma non mi andava di prenderlo in prestito.
Avevo bisogno di un libro nostro.
Ho preso un bel libro rosso, sul quale scriverò per Giacomo e Matilde.
Tante storie brevi da leggere insieme, una ad una per 24 sere, magari accendendo quelle candeline che sicuramente saranno la gioia della mia pazza piromane.
Ho bisogno di riti.
Ho bisogno di inanellare ricordi.
Di legare momenti.
Di tenermi così stretta e abbracciata forte a loro per non rischiare di cadere.
Arriverà Natale, col mio albero nuovo, le nostre decorazioni art design, le luci al led...
e quattro cuori
nuovi nuovi
che anche se aspettano un nuovo Ironman o un altro minipony in realtà hanno già scoperto "Il prezzo della felicità".
venerdì 24 novembre 2017
Io sono un puntino
A me sto tatuaggio proprio non piace.
Ma neanche si vede dirai tu!
Io lo vedo.
Lo vedo benissimo!
E' lì, in mezzo ad Ellen e Alice e mi guarda arrogante mentre mi specchio.
Un puntino di circa un millimetro nero.
E' brutto, è inequivocabilmente brutto ed è come tutti i tatuaggi, si lega indissolubilmente a un evento, come le mie ali, le mie lettere, il mio BePositive. Ma io questo puntino non lo volevo... e allora divento acida e capricciosa e non lo voglio, non mi piace e mi dà fastidio.
Mi hanno fatto altri due puntini in radioterapia oggi, circa dieci centimetri sotto l'ascella destra e sotto quella sinistra. Hanno misurato, calcolato e segnato.
Sarà mai?
Ok.
Facciamo anche questa.
Facciamo tutto, andiamo avanti, accettiamo e sopportiamo.
E allora elaboriamo.
Il mio puntino nero sarà traccia della Claudia demolita, del terremoto emotivo, della perdita delle certezze, della paura, la paura vera, perchè adesso so cos'è. Ma sarà anche traccia di una donna in rinascita, della capacità unica e rara di sapersi sciogliere come cera e adattarsi a qualsiasi evento assumendo forme sempre nuove e complicate. Traccia di una forza unica che non credevo di avere e di una fierezza acquisita.
Quel puntino mi obbliga ad uno sforzo nuovo e forse per quello faccio ancora fatica a mandarlo giù. Mi obbliga a puntare l'occhio su una parte di me che fatico ancora a guardare, toccare ed accettare.
Verrà il tempo.
Ricomincerò a giocare coi colori.
Riprenderò le misure e la coscienza di me.
Ma adesso lasciami un attimo e concedimi di nascondere quello che ancora non ho voglia di guardare.
Uscirà una fenice tra le fiamme di quel drago e quel giorno ogni vergogna verrà messa da parte.
E sarò finalmente libera di volare.
giovedì 16 novembre 2017
Prevenzione ProteAzione
Riassunto della serata di ieri.
Arriviamo in auto io e i miei zietti salendo una mulattiera pendenza 15, alla faccia del percorso più breve by Google Map. Terremo presente la strada per future escursioni...
La sala è attrezzata con tante sedie che non basteranno. Stupendo, io adoro vedere la gente seduta sui tavoli.
Ci sono tante tantissime ragazze, donne e qualche maschietto... Doppiamente stupendo.
Parla il chirurgo, il mio chirurgo, la psicologa, la mia psicologa, parlanoAndos e Raggio di Sole le associazioni che danno vita e sono vita per noi pazienti e poi ci siamo noi. Con le nostre storie, le nostre verità, le nostre ferite, i nostri sogni e la nuova realtà fatta di speranza, rabbia, determinazione.
In prima fila le mie "comari" il mio colorato e allegro mini esercito di donne speciali, uniche, bellissime di una bellezza che nasce dal cuore e passa tra i nervi, i muscoli e le ossa ed è forza pura.
Grazie alle note tecniche del dottor Pietro Mainente, grazie alle sfumature dell'anima della dottoressa Laugelli, grazie alle volontarie di Andos e Raggio di Sole per esserci sempre, nel cammino, fra gli ostacoli e i sorrisi. Grazie al sindaco, all'assessore e all'amministrazione del comune di Monte di Malo perché l'unica arma per abbattere il muro di ignoranza e indifferenza é "divulgare sapere, fare il bene e farlo bene". Grazie ad Elisa anima e cuore della serata.
Ma grazie soprattutto a tutte le persone che hanno accettato la sfida e adesso non possono rimandare un controllo, ignorare un sintomo, negare un aiuto concreto, nascondersi dietro un "non sapevo"... Grazie per essere usciti da quella sala con un messaggio forte: "Ce la farò anche St(R)avolta!"
Si sta muovendo... Lo sento... È forte e inarrestabile. Sono un incredibile rompi balle lo so, ma non sarò contenta fino a quando non raggiungerò ogni obiettivo che mi sono preposta!
#BePositive #BeStrong #IoNonMolloMai #BreastCancerDragonFighter
Per me e per voi
E... Non finisce qua! Stay tuned
domenica 12 novembre 2017
I miei alleati
I miei alleati hanno nomi strani e sembrano usciti da qualche laboratorio segreto.
Si chiamano Ciclofosfamide, Epirubicina, 5-Fluorouracile e Paclitaxel.
Si sono catapultati nel mio mondo con conseguenze prevedibili e spesso poco simpatiche.
Si sono spalmati su di me ricoprendo ogni cm di superficie corporea. Non li ho visti di buon occhio all'inizio. Erano superbi, invadenti e aggressivi. Hanno bombardato, attaccato e cosparso di mine una macchina che credevo perfetta ma che in realtà non lo era.
Li ho odiati.
Quando mi hanno costretta a letto, quando mi hanno azzerata nell'umore, nell'amore, nello slancio vitale e nei valori vitali.
Ci è voluto un po' di tempo... bisogna fare dei patti.
Ma il nemico è altrove.
Quando lo riconosci e lo identifichi, la strategia d'attacco diventa più sopportabile.
Passerà la nausea, passerà la stanchezza, passeranno i dolori e le parestesie. Passerà e se non passano li farai passare.
Ci vuole adesione alla cura e ci vogliono alleanze, bisogna fare un salto grande e accettare l'effetto collaterale e anche quando tutto sembra finito, anche quando il sole sembra sorgere di nuovo, anche quando la montagna sembra scalata se ti viene tesa una nuova mano... non hai che da afferrarla!
Il mio nuovo alleato si chiamo radioterapia.
25 sedute per fare piazza pulita.
E anche se non ho voglia, anche se sono stanca, anche se adesso vorrei solo riprendere in mano la mia vita... si ricomincia.
Il nemico è altrove.
Accetto, firmo il patto e vado avanti.
TIP #15
E qui sarà contenta la mia amica Marta. Da quando la conosco non si entra in casa sua senza prima togliere le scarpe. Di conseguenza si è dotata di un numero sconfinato di ciabattine (deve essersene intascate un bel po' in tutti i suoi viaggi
A me sta cosa piace tantissimo, capisco anche che invitare certe amiche e chiederle di togliere le Jimmy Choo potrebbe stroncare una mise frutto di lunghe ricerche su Elle, oppure lasciare scalzi certi personaggi potrebbe essere altamente imbarazzante per le narici. Però questo consiglio è super simpa. Quindi ve lo riporto... Io scalza ci cammino da sempre, il problema è che d'estate io Giacomo e Matilde ci trasformiamo nella tribù dei piedi neri... Ma a noi piace tanto così! Augh!
TIP #14
Negli ultimi mesi ho imparato a prendermi più di 10 minuti...
Ho imparato a respirare piano, a contemplare un tramonto, a godermi un panorama. Mi sono raccontata tante storie e ne ho lette altrettante.
Ho coltivato l'arte della lentezza mentre tutto intorno a me andava incredibilmente veloce. È strano quanto sia facile e difficile posizionarsi in stand by dimenticando tutto. Il lavoro, i compiti, la spesa, le faccende di case.
Dovremo imparare a farlo prima che qualcuno o qualcosa ci imponga di farlo.
Ho imparato a meditare, ci ho provato almeno ma quella è un'arte complessa...
Chiudete le porte per un attimo, c'è un universo sconfinato dentro di voi che merita di essere attraversato, vissuto e capito. Tutto il resto fuori poi, vi apparirà migliore!
TIP #13
Giacomo quali sono i colori dell'autunno?
Marrone, giallo, arancione e rosso.
Dove li trovi?
Sugli alberi e per terra.
Quali sono i frutti dell'autunno?
Le castagne, la mela, le pere, i kiwi e le olive...
E dove lo trovi l'arancione?
Nelle arance, i mandarini e quel frutto liscio, mollo dentro e dolce... Torta!
Come torta? Si chiamo cako.... Lo conosci il cako?
Si.
E ti piace?
Si, perché è dolce, perché è buono e perché ha un nome strano.
Quali sono le verdure dell'autunno?
Funghi, quelle fatte ad alberello...
Il cavolfiore? Si e i broccoli.
Facciamo i broccoli stasera?
Nooooooooo
Ti piace l'autunno?
No. Perché non ci sono vacanze durante l'autunno.
Giacomo...
Non mi stressare che sto guardando le figurine dei calciatori...
Che verdura mangiamo stasera?
Pasta in bianco...
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